Conoscere l’anatomia della vite con la tomografia a raggi X
pubblicato il 20.03.2022
Lo studio dell’anatomia e della funzionalità dei sistemi vegetali ha radici antiche e, in questo ambito, l’osservazione visiva ha sempre svolto un ruolo essenziale per gli anatomisti. Nei secoli questi si sono avvalsi di ausili che hanno permesso lo studio sempre più dettagliato, fino a livelli sub-micrometrici, dell’organizzazione dei tessuti e degli organi.
Maturazione uva clima caldo
Nelle annate o in climi caldi il comportamento della vite è funzione di due fattori principali: la temperatura e la siccità. Questo contributo di prefigge lo scopo di chiarire gli effetti di tali fattori, che spesso vengono confusi anche se fra loro vi è una stretta correlazione.
Acinellatura vite da vino – QUANDO GLI ACINI RESTANO PICCOLI – VQ 2012
“Disomogeneo sviluppo degli acini appartenenti al medesimo grappolo”. Potrebbe corrispondere alla definizione minimalista del termine acinellatura, che di certo offre ben poche spiegazioni circa le cause che la inducono o gli effetti che essa può provocare a livello quali-quantitativo. Il numero e la dimensione degli acini sono infatti il prodotto di quanto accade durante le delicate fasi di fioritura e allegagione, in cui ogni mutamento – nutritivo e ambientale che si discosti dalla norma può influire in maniera determinante sulla buona riuscita delle stesse, ovviamente qualora la pianta, per motivi genetici, non sia propensa a dare grappoli eccessivamente spargoli o acini disomogenei. Il documento costituisce un compendio delle principali cause che portano all’imperfetta fioritura e allegagione, con conseguenze dirette su numero e dimensione degli acini e ripercussioni sulla quantità prodotta.
Confronto tra caolino e pinolene per il miglioramento della produzione viticola sostenibile in condizioni di stress idrico
A seguito di tre stagioni vegetative, questo studio esamina l’applicazione del caolino e la mette a confronto con quella del pinolene e con un controllo non trattato, per ottimizzare l’efficienza della pianta nell’utilizzo dell’acqua (WUE) senza influenzare la produzione,il grappolo e la qualità del vino. Lo stress idrico della pianta da moderato a molto grave (fino a -1.9 MPa) è stato misurato con il potenziale idrico fogliare. La conduttanza stomatica fogliare (gs) e la fotosintesi (An) sono state misurate durante le stagioni e sono state utilizzate per calcolare indirettamente WUE (WUEi, come rapporto An/gs) Quantità grappolo, peso grappolo e acino, accumulo di zucchero, i contenuti di antociani e flavonoidi sono stati misurati. Infine, sono state condotte della microvinificazioni ed i vini ottenuti sono stati oggetto di valutazione sensoriale. Il caolino ha aumentato il WUE del vigneto (in media +18% rispetto al controllo) senza nessun effetto quali-quantitativo né sul grado zuccherino di grappolo ed acino. Il contenuto in antociani è aumentato del 35% nella tesi trattata con caolino ed il vino è stato giudicato più accattivante (p-value < 0.05) e molto più apprezzato (p-value < 0.01) rispetto al controllo. Il Pinolene non ha incrementato il WUEi; i grappoli trattati con questo prodotto contenevano una percentuale di zucchero ed antocianine inferiore al controllo, ed il vino ottenuto è risultato essere il meno apprezzato.
Fenologia: l’importanza dell’orologio biologico delle viti
“Lo sviluppo della vite nell’arco dell’anno è scandito da alcune fasi chiave, quali il germogliamento, la fioritura e l’invaiatura. Il monitoraggio attento di queste fasi nell’ambito del vigneto è fondamentale ai fini di una gestione tecnica efficiente, poiché consente di accertare il grado di maturazione negli appezzamenti vitati, caratterizzare l’annata corrente ed eseguire determinati interventi tecnici, come ad esempio i trattamenti fitosanitari, in modo accurato.”
Potatura con rispetto del flusso di linfa – winetwork
La gestione delle malattie del tronco della vite (GTD, Grape Trunk Disease, cioè Esca, Eutypa e affini) è orientata a strategie di controllo preventive che riducano nuove infezioni e contrastino la diffusione della malattia. Alcuni viticoltori stanno applicando una strategia di potatura mirata, al fine di ridurre l’incidenza e la gravità del fenomeno. Anche se non ci sono riscontri scientifici dettagliati, questa scheda tecnica ha lo scopo di presentare gli indirizzi attuali e le esperienze in corso in attuazione.
Potatura Posticipata – Informatore Agrario – 2017
Le prove condotte su viti di Sangiovese e Pinot nero hanno evidenziato che la potatura tardiva, eseguita allo stadio delle 2-3 foglie distese, determina un sostanziale posticipo di tutte le fasi fenologiche della vite comportando, di conseguenza, una diversa sensibilità rispetto a eventuali ritorni di freddo e un ritardo nell’evoluzione della maturazione delle uve. Da un punto di vista filologico la tecnica, se eseguita tempestivamente, migliora la funzionalità delle chiome, ottimizzando il bilancio del carbonio.
TAVOLE Potatura 1821
Raccolta delle tavole illustrate tratte da “MODIFICATIONS A APPORTER A LA TAILLE DE LA VIGNE DANS LES CHARENTES” di René Lafon dove vengono esemplificati gli effetti dei tagli di potatura sul legno permanente del ceppo di vite.
La potatura per la sanità del vigneto – Simonit
Il deperimento precoce delle viti e le malattie del legno sono un importante problema che limita la qualità delle uve e, di conseguenza, la redditività nei vigneti nazionali, e non solo. Per far fronte all’annosa questione è fondamentale conoscere le tecniche di potatura rispettose del flusso linfatico e rispettare semplici regole per mantenere una crescita costante della struttura della vite.
Come migliorare in vigneto la distribuzione di agrofarmaci
Il problema della corretta distribuzione degli agrofarmaci è ormai conosciuto da tempo. Sin dagli anni ‘90 l’istituto agrario di San Michele dell’Adige (Trento) ha condotto diverse osservazioni riguardanti soprattutto la necessità di contenere la deriva degli agrofarmaci. È noto come solo una frazione del prodotto distribuito (circa il 50%) raggiunga il bersaglio. Negli ultimi anni è emerso inoltre il problema della deriva tra diverse colture, anche in relazione al progressivo estendersi di protocolli per la produzione integrata (nella viticoltura trentina è attivo dal 1990) che vietano la presenza di residui pur se provocati dalla deriva di prodotti ammessi nella coltura in oggetto. Sono quindi necessarie specifiche tarature delle attrezzature utilizzate per l’erogazione degli agrofarmaci. Scopo del lavoro è stato quello di mettere a punto una efficace metodologia di verifica della corretta distribuzione degli agrofarmaci. Il metodo consiste in prove di campo e semplici determinazioni analitiche ed elaborate.
Concimazione post raccolta di frutteto e vigneto: un investimento per la qualità dei frutti e dei vini
La concimazione del vigneto e del frutteto riveste un ruolo chiave nella tecnica agronomica e deve essere valutata molto attentamente da parte dell’azienda agricola che voglia ottenere produzioni soddisfacenti ma soprattutto elevata qualità dei prodotti. Una concimazione razionale e mirata richiede la conoscenza approfondita del sistema suolo-pianta e strategie di applicazione in grado di soddisfare le esigenze nutritive della vite e delle piante da frutto tenendo presente la crescita e l’attività dell’apparato radicale in tutte le fasi del ciclo. Un razionale apporto di elementi minerali è indispensabile per mantenere un adeguato livello di fertilità nel terreno e ottimizzare l’efficienza produttiva. La scelta di non concimare o di limitare gli apporti alla via fogliare porta nel tempo alla riduzione della fertilità del suolo e all’ incapacità di sopportare i livelli produttivi e qualitativi desiderati.
Fertirrigare la vite – dosi minori e massima efficacia – informatore agrario 2019
La nutrizione minerale del vigneto rappresenta una pratica agronomica fondamentale per raggiungere risultati qualitativi e quantitativi che il viticoltore si prefigge. In taluni casi però viene ancora eseguita senza un’adeguata base scientifica, seguendo consuetudini empiriche tramandate negli anni che non sempre riescono a soddisfare in maniera adeguata le esigenze delle piante e della moderna viticoltura, profondamente diversa da quella di soli tre decenni addietro. La ricerca e la sperimentazione portata avanti in questo particolare settore agronomico hanno permesso di conoscere in maniera più approfondita la funzione degli elementi minerali, il loro comportamento nel terreno nonché le dinamiche di assorbimento e di utilizzo da parte della vite, fornendo solide basi scientifiche che hanno aperto la strada a una nutrizione minerale più razionale, precisa e rispondente alle effettive esigenze della vite nelle differenti fasi fenologiche. Un corretto impiego dei fertilizzanti, oltre che sugli aspetti prettamente produttivi, ha ripercussioni dirette sul costo di produzione, che deve essere contenuto al fine di migliorare la redditività e la competitività dei vini sul mercato. Influenza, inoltre, la sostenibilità ambientale dell’attività viticola, dal momento che somministrare gli elementi nutritivi quando la pianta è in grado di assorbirli significa aumentarne l’efficienza e contenere di conseguenza i dosaggi evitando inutili dispersioni;
Guida alle carenze nutrizionali di vite ed olivo
Questa pubblicazione si propone come una guida pratica ai disordini nutrizionali di vite ed olivo, basata sull’osservazione visiva e l’interpretazione soggettiva dei sintomi, che può differire da persona a persona. Per avere conferma o meno circa la correttezza di una diagnosi visiva, è consigliabile effettuare l’analisi dei tessuti e del terreno. Non sempre i sintomi riportati in questa guida corrisponderanno con quelli visibili sulla singola pianta poiché un fattore fortemente influenzante è dato dalle condizioni di campo in cui questa si trova. Per questo motivo è importante prendere in esame più piante possibili. Talvolta i sintomi non dipendono dalla carenza ma dall’incapacità della pianta di assorbire quel dato elemento nutritivo (a causa di fattori esterni come il pH del terreno, stress idrici, alto contenuto salino, antagonismo tra gli ioni). Nei casi in cui la rimozione di questi fattori sia troppo difficoltosa e costosa, non resta che apportare l’elemento indisponibile tramite la concimazione.
Vigneti più equilibrati con gli inerbimenti temporanei – informatore agrario 2019
La viticoltura moderna ricorre sempre più a tecniche conservative utili a limitare la perdita e la degradazione del suolo nonché a favorirne la portanza. La ricerca si sta orientando verso soluzioni alternative all’ inerbimento permanente che sappiano tuttavia combinare gli effetti positivi nei confronti dell’ambiente limitando la competizione con la vite in un contesto di mutate condizioni climatiche. La gestione del suolo rappresenta sempre più un elemento di grande attenzione da parte dei viticoltori, dei tecnici e della comunità scientifica poiché elemento duplice di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico.
Progetto BEST: per una viticoltura sostenibile.
L’Italia vanta una ricchezza di agro-ecosistemi e di biodiversità unica al mondo. Conoscere nel dettaglio i contesti pedologici, ambientali e biologici che alimentano la filiera del Made in Italy è la chiave di volta per differenziare la qualità e l’origine delle nostre produzioni d’eccellenza, rendendole ancora più sostenibili da un punto di vista agronomico e ambientale.
In Corteva ci siamo impegnati a raccogliere e condividere tutte queste conoscenze con tutti i coltivatori Italiani, in quanto patrimonio strategico del nostro sistema agroalimentare. Da questo impegno, rafforzato dalla collaborazione con decine di Aziende viticole come la Sua, nasce Progetto BEST.
Il Progetto BEST: risultato indagini in agro di Guagnano.
La Soil Society of America definisce il suolo come “…costituito da materiale non consolidato di origine minerale e organica posto sulla superficie della Terra e funge da medium naturale per la crescita delle piante terrestri. Il materiale che lo forma mostra gli effetti dei fattori che hanno portato alla sua genesi ed evoluzione: il clima e i micro e i macro-organismi che hanno agito sul substrato originario […] il suolo così prodotto differisce dal substrato originario In termini di caratteristiche fisiche, chimiche, biologiche e morfologiche”. Il suolo è quindi un sistema estremamente complesso, risultato della combinazione dei processi fisici, chimici e biologici dovuti alle interazioni tra le sue componenti: quella abiotica e quella biotica, quest’ultima costituita dagli organismi che in esso vivono (batteri, archea, funghi, piante e metazoi).
Articolo Informatore agrario muffa grigia B. Subtilis
Le prove condotte in Agro di Castellaneta (Taranto) e di Acquaviva delle Fonti (Bari) hanno verificato che quando B. subtilis è stato inserito in programmi di protezione integrata, prima o dopo trattamenti con fungicidi di sintesi, ha permesso di ottenere livelli di protezione paragonabili ai programmi basati solo su fungicidi. L’impiego di B. subtilis ha permesso, inoltre, di ridurre la presenza di residui di fungicidi nell’uva da tavola e l’insorgenza in resistenze da Botrytis cinerea.
Botrite: contenimento di botrytis cinerea su vite con l impiego di sostanze a basso impatto ambientale
Botrite: Controllo della muffa grigia della vite botrytis cinerea attraverso l’impiego di un formulato a base di eugenolo timolo e geraniolo
Nel quadriennio (2014 -2017), in prove sperimentali nei confronti della muffa grigia della vite (Botrytis cinerea), e stata saggiata la miscela pronta delle sostanze attive eugenolo, timolo e geraniolo (3Logy). Le prove sono state seguite su vitigni sensibili in diversi areali italiani dove la muffa grigia è particolarmente aggressiva, impiegando il formulato 3Logy principalmente durante la maturazione del grappolo. Questo posizionamento trova ragione nel fatto che il prodotto è esente da livelli massimi di residuo. I risultati riportati nel presente lavoro dimostrano come la miscela consenta una soddisfacente difesa anti botritica della vite sia quando viene applicata in mono successione durante tutte le fasi di sensibilità alla malattia sia quando viene inserita in strategie che prevedono l’utilizzo di fungicidi chimici tradizionali. Il formulato è risultato sempre perfettamente selettivo su tutte le cultivar saggiate.
Acari: Effetti fungicidi delle applicazioni autunno invernali dell insetticida acaricida polithiol
Si riferiscono i risultati relativi ad uno studio svolto nel periodo 2004 2009 in varie regioni italiane su vite, pesco e melo allo scopo di valutare l’efficacia di Polithiol, suspoemulsione insetticida acaricida a base di olio minerale paraffinico attivato con zolfo ed altri coformulanti, nei confronti di alcune malattie fungine (bolla, oidio, escoriosi, ecc.). Polithiol, alla dose di 2,5 5 litri ogni 100 litri d’acqua, ha ottenuto notevoli risultati nell’impiego al bruno ed ha dimostrato un elevato potenziale di devitalizzazione nei confronti degli organi svernanti dei patogeni.
Automated optical grape sorting of rotten grapes effects of rot infections on gluconic acid concentrations and glycerol gluconic acid ratios in must.
Una crescente influenza del cambiamento climatico sulla qualità dell’uva e del vino è rappresentata da un’incidenza maggiore di marciumi, queste sono state osservate negli ultimi anni in alcune regioni vinicole settentrionali dell’Europa. È stata testata una tecnica innovativa di selezione dell’uva tramite un sistema ottico automatico per il sistema di controllo miglioramento della qualità del vino. Uve di diverse varietà della regione vinicola della Mosella sono state classificate il contenuto di muffe, in particolare Botrytis cinerea, negli anni 2010 e 2011. Le frazioni risultanti sono state analizzate per l’acido gluconico perché contenuti più elevati sono considerati un indicatore dell’infezione da Botrytis. Concentrazioni più elevate sono state riscontrate nelle frazioni negative con bacche marce, concentrazioni più basse sono state ritrovate nelle frazioni positive con bacche sane. Inoltre, è stato determinato il glicerolo per valutare lo stadio dell’infezione da Botrytis tramite il rapporto glicerolo / acido gluconico. Un rapporto inferiore rappresenta uno sviluppo avanzato del marciume ed è considerato un indicatore di un’alta concentrazione di muffa grigia “indesiderata”. Nonostante la maggiore contaminazione da marciume nel 2010, i risultati dei rapporti glicerolo / acido gluconico mostrano che il fungo Botrytis si è evoluto come marciume nobile marciume maggiormente nel 2010 rispetto al 2011. In questo studio, la selezione dell’uva tramite un sistema ottico automatico ha avuto successo per quanto concerne il marciume come fattore di smistamento e offre una possibilità innovativa per un più efficace controllo della qualità ed una miglior qualità durante la vinificazione.
Botrite 3logy® nuovo fungicida a base di terpeni per la protezione della vite da attacchi di botrytis cinerea
3Logy è una sospensione di capsule a base di timolo, geraniolo ed eugenolo, terpeni ad azione fungicida scoperta e sviluppata da Eden Research plc e Sipcam Italia SpA. I terpeni contenuti nel 3Logy sono dotati di elevata attività nei confronti della botrite della vite e dell’oidio della vite e di altre colture in trattamenti pre e post infezionali. Sono costituiti da due unità isopreniche a formare fenoli e alcoli, sono volatili, lipofili e insolubili in acqua. Agiscono a carico delle sostanze lipidiche contenute nelle pareti e nelle membrane delle cellule fungine e degli organelli cellulari, determinando lisi e morte cellulare. Timolo, geraniolo ed eugenolo possiedono un profilo tossicologico, ecotossicologico ed ambientale favorevole. Nelle prove sperimentali su vite, 3Logy ha mostrato di possedere un’efficacia paragonabile a quella dei migliori standard di mercato. Per questo motivo e per le sue caratteristiche innovative, 3Logy, inserita in diversi programmi di difesa, ha dimostrato di poter contribuire a migliorare l’efficacia della protezione della vite dalla botrite.
Sarmenti e Malattie della Vite
Albino Morando, Simone Lavezzaro, Fabio Sozzani
In un passato non così remoto (metà Ottocento quando la robinia si è instaurata in Europa, consentendo di produrre legna da ardere anche in zone precedentemente poco bo- schive) molte persone hanno combattuto il freddo grazie al- l’impiego dei sarmenti in stufe e camini. Fino agli anni ’50 del secolo scorso, i residui di potatura rappresentavano l’unico mezzo per cuocere il pane, per cui era normale raccoglierli in fascine per poterli meglio trasportare al forno vicino.
Fu all’inizio degli anni ’70 che si iniziò a cercare altri im- pieghi per i sarmenti. L’Istituto di Zootecnica di Torino fece numerose prove per utilizzare i residui di potatura nell’ali- mentazione dei bovini con risultati positivi da un punto di vi- sta tecnico, ma non economico.
Potatura e mal dell’esca, esistono relazioni?
Riccardo Castaldi
Tra le problematiche fitosanitarie che affliggono i vigneti di tutto il mondo un ruolo di primo piano è sicuramente rivestito dal complesso del mal dell’esca, che è in grado di determinare la morte delle piante colpite.
Nei confronti di questa malattia sono attualmente disponibili strategie di tipo preventivo, che mirano a contrastare l’entrata dei patogeni all’interno della pianta, mentre mancano interventi di tipo curativo, in grado cioè di risanare le piante già ammalate. Dopo aver da tempo individuato gli agenti patogeni che sono alla base dello sviluppo di questa malattia, ovvero Phaeomoniella chlamydospora, Phaeoacremonium spp., Fomitiporia mediterranea, la ricerca sta puntando in questi anni sull’individuazione delle cause predisponenti al loro sviluppo e alla diffusione delle infezioni. Molte ipotesi sono state avanzate a questo proposito, senza che sia ancora stata trova- ta la soluzione al problema, contemplando situazioni di disequilibrio vegetativo, stress idrico, produzione eccessiva, carenze nutrizionali e potatura invernale non corretta, dando per scontato la sanità delle barbatelle utilizzate per l’impianto.
pubblicato il 04.02.2022
TIGNOLA RIGATA IN VIGNETO: SFIDE ATTUALI E GESTIONE SOSTENIBILE
di R. Ricciardi, F. Cosci, S. Pozzer, V. Costagli, LG. Benelli, A. Lucchi
La presenza della tignola rigata della vite Cryptoblabes gnidiella Millière (Lepidoptera, Pyrali- dae, Phycitinae) nei vigneti italiani è ormai accertata da molti anni, ma solo recentemente la sua importanza è cresciuta a tal punto da valergli il titolo di fitofago primario soprattutto nei vigneti delle aree litoranee (Bagnoli e Lucchi, 2001; Lucchi et al., 2011; 2019).
L’incremento delle conoscenze su questo piralide ha consentito di tracciare una mappa dei Paesi in cui è presente (figura 1) e di individuare un’ampia gamma di specie vegetali, circa 80, di cui essa si nutre (Yehuda et al., 1991; Sing e Sing, 1997). Tra i numerosi ospiti sono annoverate diverse specie erbacee, arbustive e arboree; queste ultime comprendono sia specie spontanee sia coltivate, come la vite, il melograno, l’actinidia, il cachi, gli agrumi e diverse pomacee e drupacee (Lucchi et al., 2019).
pubblicato il 04.02.2022
LA DIFESA EFFICACE PER L’OIDIO “PARTE DAI CONTROLLI IN VIGNETO”
di Mauro Varner, Luisa Mattedi.
L’oidio sverna principalmente come cleistotecio (riclassificato come casmotecio nel 2002) (figure 1 e 2) riparato sul ritidoma della vite (ceppo e legno di 2 o più anni); l’altra possibilità di svernamento, come micelio all’interno delle gemme colpite su legno di 1 anno, risulta poco presente negli ambienti trentini: in 42 anni di osservazioni i famosi tralci bandiera (germogli rattrappiti, completamente attaccati da oidio o con grosse macchie sulle foglie basali, foto 1) sono stati rinvenuti solo raramente nelle annate con gravi attacchi precoci del fungo (anni 1991-1992).